Ieri mi hanno detto “parlami di Napoli”. E io mica sapevo che rispondere. Che Napoli non è un luogo. Ma più un modo di vivere. E sì, sembra assurdo ma bisogna viverla per poterne parlarne con cognizione di causa. Come l’ho fatto io. Che in un anno ho cancellato 26 anni di preconcetti e mi son fatta abbracciare da questa signora elegante, che non ti abbraccia mai se non sei tu il primo a farle capire che non vuoi farle male.
Napoli sono le mie radici, quelle che a cui a lungo ho fatto finta di non appartenere perchè crescevo a Roma e volevo essere di Roma. La maestosa Roma. Quella che adoravo e che in confronto Napoli mi sembrava così misera. Napoli sono i vicoletti pieni di panni stesi all’ombra che li guardi e pensi “ma quando si asciugheranno?”, pieni di bambini che ti corrono tra i piedi e un po’ li mandi a quel paese e un po’ ci sorridi per il loro essere così barbari che ti vien sempre da pensare se una madre ce l’hanno, pieni di urla, di risate, di canzoni popolari che senti uscire da finestre minuscole. Napoli è l’odore di pizza, sfogliatella, babbà e caffè sempre buoni, è l’odore di mare incastrato nei palazzi, è il barista che ti mette sempre il bicchiere d’acqua anche se non lo vuoi, è la nonna che sull’autobus ti deve per forza raccontare i fatti suoi. Napoli è una parola antica, di cui ignori il significato, che si tramanda di generazioni, che ti fa sentire a casa, che ha un significato tutto suo, che non può essere tradotto che perderebbe sapore. Come una zuppa di latte senza pane. Napoli è una stazione che non finiva mai di essere finita (che probabilmente non significa niente e invece sì), è il tizio che disse “qui la metro non la stanno costruendo, la stanno cercando”, è il traffico irregolare agli incroci dove ognuno si butta in mezzo senza ordine, è le bestemmie e i vaffanculo che senti ad ogni angolo. Napoli è il mio migliore amico incontrato un giorno di dicembre davanti ad un Fast food che hanno smantellato. È un libro regalato in cambio di una cioccolata. È andare a San Martino e scoprire che non ci si va prima di laurearti. Napoli è tirare a campare, passeggiare senza sapere dove andare, un lungomare che riesce a darti pace anche quando è in tempesta, un Vesuvio imponente che sembra un gigante buono e addormentato e che hai paura di svegliare. Napoli è caos, disordine, confusione, amarezza, lotta, orgoglio e passione. La passione di chi ama anche quando sa che è complicato. E non ne uscirà niente di buono.
Napoli sono gli occhi di mia madre che mi raccontava di quando incontrò mio padre. Avevano dieci anni e lui le regalò un rosario. E poi tanto tempo dopo si baciarono un giorno di sole sopra Posillipo.